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pietro riario (vescovo) - Società Agricola Riario Sforza s.s.

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PIETRO RIARIO


Ritratto del cardinale Pietro Riario (Firenze: Galleria degli Uffizi)

Pietro Riario, nato a Savona il 29 aprile 1445 e morto a Roma il 5 gennaio 1474; Figlio di Paolo Riario e di Bianca della Rovere, sorella del papa Sisto IV, entrò nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali a Savona.
Viaggiò molto per studio in gioventù, recandosi a Pavia, a Padova, a Vicenza, a Bologna, a Siena e a Ferrara, prima di seguire lo zio, nel frattempo divenuto cardinale, a Roma.
Durante il conclave dell'agosto 1471 si industriò molto perché la candidatura di suo zio ricevesse il consenso della maggioranza dei cardinali. Il papa, sebbene grato, fu anche preoccupato del suo notevole ascendente sulla curia romana e decise di inviarlo prima in un'abbazia al confine franco-tedesco, e il 14 settembre 1471 gli affidò la diocesi di Treviso. Gradualmente però egli seppe riconquistare la fiducia del papa, che gli affidò da allora ruoli chiave nell'amministrazione pontificia. Sul finire del 1471 ebbe l'incarico di legato apostolico.
Assieme all'altro nipote del papa, Giuliano della Rovere, fu nominato cardinale il 16 dicembre e il 22 dicembre dello stesso anno ricevette il titolo di San Sisto.
Il 23 settembre divenne amministratore apostolico della diocesi di Valence, il 23 novembre dello stesso anno patriarca latino di Costantinopoli.
Il favore del papa fu confermato anche dall'appannaggio di numerose importanti diocesi: Mende e Firenze , oltre a numerosi monasteri. Le sue rendite annuali arrivarono a 60 mila ducati, a soli ventisei anni.
Si circondò di poeti e artisti, iniziò a far costruire un enorme palazzo vicino alla basilica dei Santi Apostoli (completato solo dal cugino Giuliano) e organizzò memorabili feste e banchetti, tra le prime della fastosa epoca del Rinascimento romano. Ebbe però una condotta lussuriosa e poco consona al suo ruolo ecclesiastico.
Il 1473 rinunciò alla sede di Treviso e fu promosso arcivescovo di Spalato.
Nel giugno del 1473 presenziò alle cerimonie per l'accoglienza della principessa Eleonora d'Aragona, dietro le quali si nascondeva anche la volontà politica di dimostrare la potenza del papato agli altri sovrani italiani, attraverso la più opulenta esibizione di lusso e ricchezza.
Si occupò della politica estera di Sisto IV e ottenne il matrimonio di suo fratello con la figlia di Galeazzo Maria Sforza, Caterina, per rafforzare l'alleanza tra Roma e Milano.
Il 25 giugno conseguì l'amministrazione apostolica dell'arcidiocesi di Siviglia e il 20 luglio fu eletto arcivescovo di Firenze, mantenendo l'arcidiocesi di Spalato.
Nell'estate del 1473 intraprese un viaggio nel nord Italia per iniziare le contrattazioni per la cessione di Imola dai milanesi ai fiorentini (dei quali era stato nel frattempo nominato arcivescovo).
Il 3 novembre dello stesso anno aggiunse ai tanti benefici ecclesiastici l'amministrazione apostolica della diocesi di Mende.
Pochi mesi dopo il suo rientro a Roma venne colpito da morte improvvisa presso la sua casa romana. I contemporanei si stupirono della sua morte in giovane età così improvvisa e cominciarono subito a circolare voci circa un possibile avvelenamento o, forse, di una indigestione causata dalla sua prodigalità. Venne sepolto nella Basilica dei Santi Apostoli in una magnifica sepoltura in pieno stile rinascimentale scolpita da Mino da Fiesole e Andrea Bregno. Dopo la sua morte il papa elevò a cardinale suo cugino e probabilmente riservò ad egli alcuni piani futuri pensati per Pietro.





Stemma di Pietro Riario

Pietro Riario fu, sicuramente, uno dei prelati più denigrati dai cronisti dell'epoca a cui hanno fatto da eco gli storici moderni. In "Personaggi del Quattrocento italiano" del marchese Piero Misciattelli (1882-1937), scritto nel 1914, con evidente esagerazione, il Cardinale viene così descritto: <<Divenne il più splendido principe della Chiesa. Possedeva più di sessantamila fiorini d'oro di rendita: ebbe varie amanti. Una di questo di nome Teresa, narra il Fulgosio, calzava scarpette ricamate di perle. Un'altra sua bellissima cortigiana, chiamata Barbara, soltanto sui piedi portava un valore di ottocento ducati d'oro.
Sono rimasti famosi i banchetti ed i festini immaginati con incredibile sontuosità dal cardinale Pietro Riario. Quando Leonora di Napoli andò sposa ad Ercole di Ferrava e fu di passaggio a Roma, il Riario volle dimostrare l'amicizia che nutriva per Ferrante onorandola con un ricevimento degno d'un imperatore romano. Per accogliere la principessa durante
il suo breve soggiorno ne l' Urbe, fece costruire appositamente un palazzo in legno su la piazza dei SS. Apostoli, di fronte alla propria chiesa titolare. Ivi erano cinque stanze da letto per la principessa e le sue dame; quattordici per i signori del seguito e tutte apparate con stoffe preziose e superbi arazzi. Ed ivi le apprestò un convito con inusitato splendore. I servitori erano tutti vestiti di seta. Non meno di sei ore durò il banchetto nel quale comparvero in tre portate principali quarantaquattro vivande, fra cui cervi nella loro pelle, gru, pavoni, fagiani ; il pane recato in tavola era dorato, i pesci e gli altri cibi coperti d'argento. Fu una vera mostra d'arte culinaria, rallegrata da rappresentazioni allegoriche,
narranti le fatiche di Ercole, ed il trionfo di Venere ; e dalle musiche d'insigni virtuosi. Ad un punto entrarono nella sala dieci grandi navi a vela cariche di confetture, con le ghiande dei Rovere. Verso la fine del pranzo venne sopra una tribuna eseguito un balletto da eroi antichi con le loro amanti. In ultimo apparve un giovane che cantando in versi latini, annunziò: " Per comandamento del Padre degli Dei scesi quaggiù a recarvi lieta novella: non invidiate al nostro cielo i suoi banchetti, che alla vostra tavola è ospite lo stesso Giove>>.

Fonti: marchese P. Misciatelli, Personaggi del Quattrocento italiano, Gaetano Garzoni Provenzani, Roma 1914


Un recente studio di padre Isidoro Liberale Gatti (Pietro Riario da Savona francescano cardinale vescovo di Treviso - 1445-1474 - Profilo storico. Padova, Centro Studi Antoniani, 2003), il primo a scrivere una biografia su Pietro Riario basata su ricerche di archivio e documenti inediti, ha sfatato le fosche leggende con le quali tanti pseudostorici avevano dipinto questo personaggio, figlio dell'epoca rinascimentale nella quale visse.
Lo studioso sulla base di una vasta documentazione, dimostra le esagerazioni dei cronisti che associarono il Riario ai personaggi che frequentò o di cui era circondato, tanto che ancor oggi il Cardinale viene falsamente etichettato "fornicatore, sodomita, pederasta, gerentofilo, incestuoso", come fa rilevare Luca Zuliani in una recensione al volume.
Per una maggiore e veritiera conoscenza del Riario, si rimanda, quindi, alla lettura del volume in questione.



Monumento funebre al Card. Pietro Riario (Basilica SS. Apostoli, Roma)




 

  
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