Vai ai contenuti

muzio attendolo sforza - Società Agricola Riario Sforza s.s.

Salta menù
Salta menù
Salta menù




MUZIO ATTENDOLO SFORZA








Giacomo (Muzio) Attendolo Sforza nacque a Cotignola il 28 maggio 1369 da Giovanni, uomo dedito all'agricoltura e al "mestiere delle armi" e da Elisa Petraccini (o Petrascini), donna di carattere aspro.
Narra la leggenda che una sera dell'anno 1382 Muzio Attendolo se ne stava a zappare tranquillamente il campicello paterno nella terra di Cotignola, quando vide alcuni soldati della compagnia di Boldrino da Panicale che cercavano di arruolar volontari.
<<Muzio - gli gridano - lascia la zappa e fatti soldato!>>.
Muzio scaglia la zappa sopra una quercia deciso a riprenderla per sempre se fosse ricaduta. Ma la zappa non cade ed egli parte con quei soldati, verso la gloria.
Alberico da Barbiano, l'Acuto, il Broglia di Chieri, il Biordo da Perugia sono i capitani ch'egli ammira ed invidia.
Vive della guerra come di una passione violenta. La fortuna dei condottieri esteri lo seduce a diventar capo di una banda romagnola di uomini coraggiosi. Ingrossa con la sua gente la compagnia di S. Giorgio, composta tutta d' italiani, i "quali avevano congiurato di non voltare mai le spalle a nemici stranieri „. E costoro in più d'un luogo vinti i Brettoni, morti
i francesi, cacciati e vinti i tedeschi, rotti gli spagnuoli e spenti i savoini e gli inglesi, con giusta confessione mostrarono che presso gli italiani non era spenta affatto la riputazione dell'antico valore.
Dai suoi soldati esigeva una disciplina ferrea; era implacabile con i traditori; proibiva il giuoco e la bestemmia: teneva assai alle belle armature: nelle notti piovose, sotto la tenda, leggeva ai suoi capitani le favole dei baroni e dei paladini di Francia. Possedeva un'anima di guerriero cristiano medievale, barbara e cavalleresca. Si scusava della sua ignoranza letteraria col dire che non gli era mai riuscito di tenere nella medesima mano il libro e la spada.
Mirava sempre a salire più in alto, anche per via di parentadi. A 50 anni riuscì a sposare la vedova di Ludovico II d'Angiò, re di Napoli.
Nella persona l'Attendolo era di figura et cera molto terribile, et oscura da guardare.
Inizio la carriera militare vera e propria nella compagnia di ventura di Alberico da Barbiano che gli diede il soprannome Sforza per via del suo rifiuto di scoraggiarsi e della capacità di rovesciare le situazioni a suo favore oppure semplicemente in riferimento al vigore fisico (si raccontava che fosse in grado di piegare un ferro di cavallo con la sola forza delle mani). Secondo altre fonti il soprannome derivò dalla "forza" con cui reclamava bottini maggiori di quanto gli spettasse.
Nel 1398 entrò al servizio di Perugia minacciata dal ducato di Milano guidato da Gian Galeazzo Visconti, una volta sconfitta la città entrò al servizio del Visconti.
In seguito combatté per Firenze e nel 1409 per Niccolò d'Este contro Ottobono Terzi.
Al seguito del re Ladislao, in guerra contro il pontefice e Firenze, si fermò nel napoletano e alla morte del sovrano (6 agosto 1414) rimase al servizio dell'erede, Giovanna II. Si diresse a Napoli per guadagnare i favori della sovrana ma scatenò la gelosia di Pandolfo Alopo (detto Pandolfello), favorito di Giovanna II, che lo fece arrestare e imprigionare. Minacciato dalle truppe dello Sforza l'Alopo lo liberò dandogli in moglie la sorella Caterina e la signoria feudale di Benevento e Manfredonia.
Pochi mesi dopo la regina Giovanna, vedova del duca Guglielmo d'Austria, decise su consiglio della fazione opposta all'Alopo, di sposare Giacomo di Borbone a condizione che si accontentasse della carica di vicario generale. L'Attendolo ebbe un diverbio con uno dei sostenitori di Giacomo e fu imprigionato. Il 1º ottobre venne decapitato anche l'Alopo e la regina, privata dei suoi alleati più vicini, si trovò messa da parte. Ben presto fu organizzato un complotto ai danni del dispotico Giacomo e la regina riprese il potere, l'Attendolo fu liberato il 6 novembre 1416 e riprese la sua carica di Conestabile e il suo posto a corte.
Nel 1417 il Papa chiese a Giovanna II l'invio di truppe per resistere a Braccio da Montone, Muzio Attendolo vi si recò insieme al figlio Francesco. Tornò in seguito per un breve periodo a Napoli osteggiato da Giovanni Caracciolo, nuovo favorito della regina, nel 1418 fu nominato gonfaloniere della Chiesa e assunse il comando delle truppe pontificie.
Il papa Martino V premeva affinché Giovanna adottasse un principe ereditario, il suo candidato era Luigi III d'Angiò, per sorreggere il pretendente angioino inviò Muzio Attendolo a Perugia per sconfiggere Braccio da Montone. Giovanna nominò però suo successore il sovrano di Aragona, Alfonso V.
In seguito all'ostilità da parte del Caracciolo la regina ruppe l'accordo con Alfonso che tentò di imprigionarla. L'Attendolo la condusse in salvo al castello di Acerra e Alfonso ripartì per la Spagna lasciando a Braccio da Montone il compito di difendere la sua causa.
Nel 1423 la città dell'Aquila si ribellò, Giovanna diede incarico allo Sforza di andare a rinconquistarla. Nel tentativo di guadare il fiume Pescara un suo paggio rischiò di affogare e Muzio, allora, spinse il suo cavallo nel fiume per salvarlo, ma essendosi le gambe posteriori del destriero affondate nella melma fangosa egli fu rovesciato di sella. Il cavallo libero del peso giunse alla riva, e lo Sforza sotto la grave armatura, affondò nel fiume.
Nessuno ritrovò il cadavere. Era il 4 gennaio 1424.
Muzio ebbe numerosi figli naturali poi legittimati.

Con Tamira di Cagli ebbe:
Mansueto (1400 ca. - 1467), vescovo di Teramo e abate dell'abbazia di San Zeno (Verona).
Onestina (1402 - Bologna 1422), monaca benedettina.

Con Lucia Terzani da Marsciano ebbe:
Francesco Sforza (San Miniato 23.01.1401 + Milano 08.03.1466), duca di Milano ( si sposa con Polissena Ruffo, Contessa di Montalto e Corigliano e in seconde nozze con Bianca Maria Visconti)
Elisa (San Miniato 1402 - Caiazzo 1476), sposa nel 1412 Leonetto Sanseverino dei signori di Cajazzo.
Alberico (1403 - Aversa 1423)
Antonia (1404 - Milano 1471), sposa nel 1417 Ardizzone da Carrara dei signori di Padova e poi nel 1442 Manfredo da Barbiano
Leone (Castelfiorentino 1406 - Caravaggio 1440), condottiero nell'esercito di Francesco I. Sposa nel 1436 Marsobilia, figlia di Corrado III Trinci, vicario pontificio di Foligno .
Giovanni (Cotignola 1407 - Pavia 1451), condottiero nelle armate di Francesco I, governa i domini del fratello Francesco nel Regno di Napoli dal 1432, Governatore di Ascoli Piceno, Signore di Fabriano e Teramo.
Alessandro Sforza (Cotignola 1409 - Fossa di Ferrara 1473), signore di Pesaro.
Orsola (Cotignola 1411 - 1460 circa) monaca clarissa.
Bianca Sforza che sposa Nikolaus Frangepan Conte zu Veglia und Segni, zu Madrusch usw.

Dal suo primo matrimonio con Antonia Salimbeni, patrizia di Siena, celebratosi nel 1409 (n. 1370 m. 1411) nacquero:

Bosio (Siena 1411 - Parma 1476), governatore di Orvieto e generale della Repubblica di Siena, sposò Cecilia Aldobrandeschi, che gli portò la sovranità di Santa Fiora.
Da lui originano i conti di Santafiora e la famiglia Sforza Cesarini.
Pietro Sforza, vescovo di Ascoli e Asti (* 1417 + Ascoli 1442).
Lorenzo Sforza.
Alberto Sforza (+ Aversa 1423).

Dal secondo matrimonio (16.06.1413) con Caterina Alopo (morta nel 1418), nacquero:

Giovanna.
Leonardo (1415 - Milano 1438).
Pietro (Benevento 1417 - Ascoli Piceno 1442), vescovo di Ascoli Piceno.
San Carlo Sforza, arcivescovo di Milano (* Aversa 1414 + Milano 1457).
Leonardo Sforza.

Dal terzo matrimonio (14199, con Maria Marzani dei Duchi di Sessa, contessa di Celano, nacquero:

Bartolomeo (Benevento 1420 - Sessa 1435), conte di Celano.
Carlo (Aversa 1423 - Milano 1457), arcivescovo di Milano con il nome Gabriele Sforza.
Sforza Sforza.
Sforza Maria, Cardinal Sforza, Duca di Bari.
Giovanna Sforza.


P. Misciattelli, Personaggi del Quattrocento italiano, Gaetano Garzoni Provenzani Editore, Roma 1914





 

  
Cookie Policy | Copyright © 2021 Giovanni Mobilia - Sito aggiornato al 3 luglio 2025.
Torna ai contenuti