LUDOVICO IL MORO

Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, nacque a Vigevano, il 27 luglio 1452 (o il 19 agosto 1451), e il Giovio gravemente sentenzia : <<Per la rovina d' Italia>>:
Era il quarto figlio maschio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti.
Scampato all'età di cinque anni da una pericolosa malattia, la duchessa Bianca sua madre lo pose sotto la speciale protezione della Vergine.
Divenne duca di Milano nel 1494 succedendo alla famiglia materna.
Riguardo al soprannome "Moro" esistono differenti interpretazioni:
Era il quarto figlio maschio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti.
Scampato all'età di cinque anni da una pericolosa malattia, la duchessa Bianca sua madre lo pose sotto la speciale protezione della Vergine.
Divenne duca di Milano nel 1494 succedendo alla famiglia materna.
Riguardo al soprannome "Moro" esistono differenti interpretazioni:
- Il soprannome di Moro sembra gli fosse dato dal padre: <<Et Maurum laeto patris cognomine dictum>>, scrive un poeta della corte milanese.
- forse a causa della carnagione scura e dei capelli neri.
- secondo alcuni si sarebbe chiamato Ludovico Mauro Sforza.
- secondo Benedetto Varchi, come sostenuto nella sua "Storia Fiorentina", il soprannome deriverebbe dallo stemma, raffigurante un moro che spazzola la veste d'una nobildonna, con il motto "Per Italia nettar d'ogni bruttura".
- secondo Alessandro Visconti, nella sua "Storia di Milano", ebbe questo soprannome dall'introduzione nelle campagne lombarde del gelso, che viene chiamato localmente moron.
Ebbe tra i suoi maestri il celebre Filelfo; ma la madre stessa dirigeva e sorvegliava gli studi dei suoi figli; e quando eran fuori di Milano essi dovevano mandarle una lettera in latino una volta alla settimana.
Pio II venne nel 1457 a far visita al duca di Milano, e rimase ammirato di vedere Galeazzo che leggeva Cicerone, ed i fratellini intenti a quella lettura, mentre la sorella Ippolita pronunciava un'orazione latina in onore di Sua Santità.
Ludovico cresciuto in quest'atmosfera di alta cultura, pieno d'ingegno, ed animoso, raccoglieva in sé tutte le speranze del padre, il quale a l'età di tredici anni lo fece capitano di una schiera di 300 uomini ch'egli doveva condurre alla crociata contro i Turchi.
Quando il padre Francesco morì nel 1466 il primogenito Galeazzo Maria, fratello maggiore di Ludovico, divenne duca. La posizione di Ludovico e dei fratelli divenne penosa nella corte di Milano per il duro trattamento che il nuovo duca Galeazzo fece alla madre, che ne morì di dolore. Ma Ludovico, astuto negli affari politici, seppe rimanere in buoni termini con il crudele fratello Galeazzo, e godere dello splendore della sua corte, finché questi non cadde assassinato nel 1476.
Dopo l'assassinio di quest'ultimo, gli succedette il figlio Gian Galeazzo Maria Sforza, allora di soli sette anni.
Ludovico, con l'aiuto del fratello Sforza Maria tentò di opporsi alla reggenza di Bona di Savoia, madre di Gian Galeazzo Maria. Il ducato era in quegli anni nelle mani di Cicco Simonetta, consigliere di fiducia di Bona. Ludovico e il fratello cercarono di sconfiggerlo con le armi. Sforza Maria morì, forse avvelenato, a Varese Ligure, mentre Ludovico fu costretto all'esilio a Pisa.
L'anno dopo riuscì nell'opera di riconciliarsi con Bona e di far condannare a morte il Simonetta. Nel 1480 obbligò Bona a lasciare Milano per il castello di Abbiate (oggi Abbiategrasso) ed assunse la reggenza in nome del nipote. Si dice che il Simonetta avesse detto a Bona: <<Io perderò la testa, ma voi lo Stato>>.
Temendo soprattutto la potenza della confinante Venezia mantenne alleanze con la Firenze di Lorenzo il Magnifico, con Ferdinando I re di Napoli e con il papa Alessandro VI Borgia. La nipote di Ferdinando, Isabella d'Aragona, andò sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza, mentre il fratello di Ludovico, Ascanio, era stato creato cardinale.
Per contrastare la presenza veneziana in Romagna, appoggiò la nipote Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì.
Il 17 gennaio 1491 sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este duca di Ferrara e sorella della famosa Isabella. Fu questo il periodo più glorioso che vide il Rinascimento in Milano.
Il poeta Gaspare Visconti in una rappresentazione di corte poteva far dire a certe maschere orientali:
Pio II venne nel 1457 a far visita al duca di Milano, e rimase ammirato di vedere Galeazzo che leggeva Cicerone, ed i fratellini intenti a quella lettura, mentre la sorella Ippolita pronunciava un'orazione latina in onore di Sua Santità.
Ludovico cresciuto in quest'atmosfera di alta cultura, pieno d'ingegno, ed animoso, raccoglieva in sé tutte le speranze del padre, il quale a l'età di tredici anni lo fece capitano di una schiera di 300 uomini ch'egli doveva condurre alla crociata contro i Turchi.
Quando il padre Francesco morì nel 1466 il primogenito Galeazzo Maria, fratello maggiore di Ludovico, divenne duca. La posizione di Ludovico e dei fratelli divenne penosa nella corte di Milano per il duro trattamento che il nuovo duca Galeazzo fece alla madre, che ne morì di dolore. Ma Ludovico, astuto negli affari politici, seppe rimanere in buoni termini con il crudele fratello Galeazzo, e godere dello splendore della sua corte, finché questi non cadde assassinato nel 1476.
Dopo l'assassinio di quest'ultimo, gli succedette il figlio Gian Galeazzo Maria Sforza, allora di soli sette anni.
Ludovico, con l'aiuto del fratello Sforza Maria tentò di opporsi alla reggenza di Bona di Savoia, madre di Gian Galeazzo Maria. Il ducato era in quegli anni nelle mani di Cicco Simonetta, consigliere di fiducia di Bona. Ludovico e il fratello cercarono di sconfiggerlo con le armi. Sforza Maria morì, forse avvelenato, a Varese Ligure, mentre Ludovico fu costretto all'esilio a Pisa.
L'anno dopo riuscì nell'opera di riconciliarsi con Bona e di far condannare a morte il Simonetta. Nel 1480 obbligò Bona a lasciare Milano per il castello di Abbiate (oggi Abbiategrasso) ed assunse la reggenza in nome del nipote. Si dice che il Simonetta avesse detto a Bona: <<Io perderò la testa, ma voi lo Stato>>.
Temendo soprattutto la potenza della confinante Venezia mantenne alleanze con la Firenze di Lorenzo il Magnifico, con Ferdinando I re di Napoli e con il papa Alessandro VI Borgia. La nipote di Ferdinando, Isabella d'Aragona, andò sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza, mentre il fratello di Ludovico, Ascanio, era stato creato cardinale.
Per contrastare la presenza veneziana in Romagna, appoggiò la nipote Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì.
Il 17 gennaio 1491 sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este duca di Ferrara e sorella della famosa Isabella. Fu questo il periodo più glorioso che vide il Rinascimento in Milano.
Il poeta Gaspare Visconti in una rappresentazione di corte poteva far dire a certe maschere orientali:
Tanta fama è per il mondo
Del gran vostro alto Milano,
Che solcando il mar profondo,
Siam venuti di lontano,
Gran paese Soriano.
Per veder se così sia,
Bel paese di Lombardia.
Bramante da Urbino costruiva il palazzo di Vigevano, le ville di Cuzzago edi Abbiategrasso. In Milano sorgevano por opera del grande architetto sotto gli auspici del Moro, il nuovo chiostro della canonica di S. Ambrogio e S. Maria delle Grazie con la deliziosa cupola.
Ad altre opere insigni attendevano gli allievi del'Urbinate.
Nel frattempo, insieme alla decorazione dl l'Ospedale Maggiore, si conduceva a termine la
fabbrica del Duomo.
In Pavia, Amadeo, l'architetto tanto amato dal Moro, aveva trasformata la Certosa in una meraviglia d'arte.
Ludovico incaricò il 27 giugno 1490, l'Amadeo ed il Dolcebuono di compiere la cupola della cattedrale milanese.
Il genio di Leonardo da Vinci fiorì splendidamente grazie alla munificenza di questo principe, che lo incaricò di vari lavori e della statua equestre di Francesco Sforza, suo padre.
Ma i giorni tristi dovevano pur seguire a Ludovico il Moro.
Sembra ad un certo punto che il suo senso politico vacillasse. Ebbe il torto gravissimo di allearsi ai Francesi, e d' invitare a scendere in Italia Carlo VIII. Insegnò la via delle Alpi allo straniero, spinto probabilmente dal fatto che la moglie di Gian Galeazzo, Isabella, aveva chiesto l'intervento del nonno (il re di Napoli) perché al marito fosse ridato il controllo effettivo del ducato.
L'11 settembre 1494 Carlo VIII arrivò ad Asti ricevuto con grandi onori da Ludovico.
Il 22 ottobre 1494 morì Gian Galeazzo e Ludovico ebbe il suo momento di massimo potere politico. Carlo arrivò facilmente fino a Napoli e la conquistò; a questo punto Ludovico cominciò a preoccuparsi della potenza francese e rovesciò ancora una volta le alleanze passando con Venezia e riuscendo a ricacciare Carlo in Francia grazie alla Battaglia di Fornovo del 1495 (ricavando cannoni da 70 tonnellate di bronzo originariamente predisposte per una statua equestre progettata da Leonardo da Vinci).
Dopo Fornovo Ludovico il Moro, ormai duca di Milano, fu arbitro di ogni cosa in Italia. Egli toccò l'apice della gloria. Ma l'anno seguente gli moriva la moglie Beatrice, e la sua gioia politica si dileguava nel dolore domestico. A Cristoforo Solari commise di ritrarlo sulla pietra tombale, vicino alla moglie.

Carlo VIII morì nel 1498 e il suo successore Luigi XII di Francia, essendo nipote di Valentina Visconti, era quindi pretendente al ducato di Milano, e si diede infatti a preparare una spedizione contro il Duca.
Luigi XII alleatosi con Venezia passò in Italia e, grazie anche alla rivolta del popolo milanese oppresso dalle tasse, conquistò il Ducato in breve tempo occupandolo con le truppe francesi (settembre 1499).
Ludovico si rifugiò a Innsbruck presso l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1500 tentò di riappropriarsi di Milano; le truppe svizzere sue alleate si rifiutarono di entrare in battaglia e Ludovico fu catturato dai francesi il 10 aprile a Novara.
Fatto prigioniero, fu rinchiuso a Pierre-Encise e a Lys Saint-George, e finalmente a Loches, ove morì il 27 maggio 1508.
Nell'ora del dolore come in quella della gloria Ludovico il Moro fu grande. Richiesto nella prigionia di che cosa avesse bisogno, che tutto gli sarebbe stato offerto, egli non volle che un libro a suo conforto: La Divina Commedia. E quel libro gli fu viatico a ben morire.
Con l'arrivo dei francesi Milano perse l'indipendenza e rimase sotto dominio straniero per 360 anni.
Ludovico e Beatrice ebbero due figli: Ercole Massimiliano, Conte di Pavia e Duca di Milano, e Francesco, Principe di Rossano, Conte di Borrello, Conte di Pavia e Duca di Milano che sposò Cristina di Danimarca, figlia del re Cristiano II di Danimarca.
Ercole Massimiliano Francesco II Sforza
Fonti: Wikipedia, l'enciclopedia libera
P. Misciattelli, Personaggi del Quattrocento italiano, Gaetano Garzoni Provenzani Editore, Roma 1914