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girolamo riario - Società Agricola Riario Sforza s.s.

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GIROLAMO RIARIO







Nacque a Savona nel 1443.
Niccolò Machiavelli, nel settimo libro delle Storie fiorentine, racconta di Sisto IV, che <<aveva intra la sua famiglia. Pietro e Girolamo (Riari), i quali, secondo che ciascuno credeva, erano suoi figliuoli; nondimanco, sotto altri più onesti nomi, li palliava>>.
Ma, nella storia, Girolamo Riario è nipote di Sisto IV.
Prima che il papa lo chiamasse a Roma faceva lo scrivano a Savona; secondo altri, invece, pare che di professione facesse lo speziale.
La fortuna dello zio segnò la fortuna di Girolamo, che presto divenne capitano generale dell'esercito pontificio e governatore di Castel S. Angelo; ricco e potente, per quanto d'indole impetuosa e cupa. Sull'affresco famoso di Melozzo da Forlì, che trovasi nella Pinacoteca vaticana, la figura di Girolamo vedesi ritratta nel giovane che ha nascosto le mani nelle maniche foderate di pelliccia, e che sta torbido in un canto della scena, della quale appare noncurante.


Girolamo Riario è il secondo da sinistra


Girolamo Riario sposò la quindicenne Caterina Sforza, figlia naturale di Galeazzo e Lucrezia Landriani, e il suo matrimonio fa combinato da Sisto IV, il quale voleva assicurare ai suoi nipoti dei principati.
In occasione delle sue nozze, Girolamo ebbe dal papa l'investitura d'Imola. I Manfredi, antichi signori di quella città, furono fatti decadere mentre pur pagavano alla Chiesa 500 fiorini di tributo, e il conte assunse di pagarne soli 200.
Girolamo Riario, dopo la morte del fratello cardinale Pietro, salì in tanta potenza presso la curia di Roma che era da tutti chiamato l'Arcipapa.
Insieme allo zio pontefice, egli fu il capo di tutte le trame contro la casa Medici, e istigatore della congiura dei Pazzi, per assassinare Lorenzo de' Medici e suo fratello (il progetto prevedeva che proprio Girolamo dovesse assumere la signoria di Firenze alla morte di Lorenzo), che finì con la sanguinosa tragedia avvenuta in Santa Reparata, a Firenze, il 26 aprile 1478.
Dopo la morte di Pino Ordelaffi, signore di Forlì, il Riario, con l' aiuto del papa, riuscì ad avere l' investitura anche di questa importante città nell'agosto 1480.
I nuovi signori di Forlì cercarono di guadagnarsi il favore popolare con una politica di costruzione di opere pubbliche ed abolendo parecchie tasse.
Invidioso di Roberto Malatesta, che aveva vinto la battaglia campale di Campo Morto, sembra che lo facesse morire di veleno, quantunque fu detto che era morto per febbre contratta nelle paludi pontine.
Il Riario combattè per conto del papa i Colonnesi ed i Savelli, e fece uccidere crudelmente il
protonotario Lorenzo Colonna.
Alla morte di Sisto IV (12 agosto 1484), Caterina occupò la rocca di Castel Sant'Angelo in Roma, per conto di Girolamo Riario, e la tenne bravamente finché, il 25 ottobre, la consegnò al Sacro Collegio.
Dal nuovo papa InnocenzoVIII, Girolamo vide confermata alla sua famiglia la signoria d' Imola e di Forlì, e rinnovato per lui il titolo di Capitano generale di Santa Chiesa.
La scomparsa del Pontefice, ed il venir meno dei redditi che il servizio al Papa garantiva a Girolamo, costrinsero alla reimposizione di gravami fiscali che la popolazione forlivese avvertì come esosi.
Chi tuttavia attentava alla vita del conte Girolamo era Lorenzo dei Medici.
Nel 1488 il Magnifico Lorenzo suscitò una sommossa in Forlì, e la sera del 14 aprile di quell'anno riuscì a far pugnalare Girolamo Riario dai due Orsi, dal Ronchi e da quel medesimo Pansechi di cui il Riario dieci anni prima aveva armata la mano perchè trucidasse Lorenzo dei Medici.
La vendetta del Magnifico fu terribile e completa.
il palazzo del Signore fu saccheggiato, mentre Caterina Sforza ed i figli venivano presi prigionieri. Poiché la Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo della città, rifiutava di arrendersi, Caterina si offrì, subdolamente, di entrare a convincere il castellano. Gli Orsi le credettero, sulla base del fatto che ne avrebbero tenuti in ostaggio i figli. Ma, una volta dentro, Caterina rifiutò di ascoltarli e si preparò alla riconquista del potere, incurante delle minacce ai suoi figli: se li avessero uccisi, avrebbe ben saputo vendicarli, disse. Sull'episodio, nacque anche una leggenda le cui basi storiche non sono sicure: Caterina, stando sulle mura della Rocca, avrebbe risposto a chi minacciava di ucciderle i figli, se non si fosse arresa: <<Fatelo, se volete...>> - e, sollevandosi le gonne e mostrando con la mano il sesso - <<Ho con me lo strumento per farne degli altri!>>.
Di fronte a tanta spavalderia, gli Orsi non osarono toccare i giovani Riario.


P. Misciattelli, Personaggi del Quattrocento italiano, Gaetano Garzoni Provenzani Editore, Roma 1914




 

  
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